A cura di Arianna Casella
Introduzione
Dal 14 al 18 maggio 2026 il Salone del Libro di Torino è tornato ad animare gli spazi del Lingotto Fiere con la sua trentottesima edizione, trasformando per cinque giorni Torino in uno dei principali centri culturali italiani.
Il Salone continua infatti ad attirare un pubblico estremamente ampio e variegato: non soltanto visitatori provenienti dal Piemonte, ma anche persone arrivate da molte altre città italiane per vivere un’esperienza che, negli anni, è diventata molto più di una semplice fiera editoriale.
In occasione della manifestazione, anche la città si adatta ai ritmi dell’evento. I trasporti pubblici vengono potenziati per facilitare gli spostamenti verso il Lingotto e permettere al grande afflusso di pubblico di muoversi con maggiore facilità tra il Salone e il resto della città.
Anche l’organizzazione interna dell’evento cerca di rispondere alle esigenze di pubblici diversi. Il Salone mette infatti a disposizione varie tipologie di ingresso: dai biglietti giornalieri agli abbonamenti validi per tutti e cinque i giorni, fino alle formule ridotte per chi desidera partecipare soltanto nelle ore pomeridiane. Sono inoltre previste soluzioni dedicate alle scolaresche e agli accreditati del settore culturale ed editoriale.
Le giornate iniziano alle 10 del mattino; la chiusura è fissata alle 20 nei giorni feriali e alle 21 nel fine settimana, permettendo così ai visitatori di vivere il Salone per un’intera giornata, tra incontri, stand, laboratori e momenti di approfondimento culturale.
Dentro il Lingotto: un Salone dai molti linguaggi
All’interno del Lingotto Fiere il Salone si sviluppa attraverso cinque grandi padiglioni, a cui si aggiungono gli spazi esterni e le aree dedicate agli auditorium e ai congressi. Ogni ambiente ospita un diverso modo di vivere la lettura, l’informazione e più in generale la cultura contemporanea.
Si passa così dagli spazi dedicati al fumetto, ai videogiochi e alla cultura pop a quelli riservati all’editoria tradizionale, giornalistica e indipendente, fino alle aree in cui trovano posto incontri, laboratori e attività pratiche. Il Salone non propone soltanto libri da acquistare o presentazioni da seguire: offre anche occasioni di partecipazione diretta attraverso laboratori di scrittura, lettura, disegno, fumetto e giornalismo, trasformando la manifestazione in uno spazio in cui il pubblico può sperimentare e mettere alla prova i propri interessi e le proprie capacità creative.
Accanto alle grandi case editrici convivono realtà indipendenti, piccoli progetti editoriali e nuove forme di autopubblicazione, in un panorama estremamente ampio che riflette i molti linguaggi della cultura contemporanea. Ogni anno trovano inoltre spazio collaborazioni dedicate a regioni italiane o a Paesi ospiti, con aree tematiche che valorizzano identità territoriali, tradizioni culturali e progetti locali.
Uno degli aspetti più evidenti del Salone è proprio la capacità di accogliere forme diverse di trasmissione culturale. Accanto al libro cartaceo convivono podcast, audiolibri, fumetti, giornalismo, divulgazione digitale e contenuti multimediali, a dimostrazione di come oggi la cultura passi attraverso strumenti e linguaggi differenti.
A completare il programma vi sono poi gli incontri con autori, divulgatori, giornalisti, artisti e figure della cultura contemporanea, ospitati nelle sale conferenze e negli auditorium. Per alcuni degli appuntamenti più richiesti è previsto un piccolo sovrapprezzo di prenotazione, ma questo non scoraggia il pubblico: spesso i visitatori sono disposti ad attendere a lungo pur di assistere dal vivo all’incontro con una personalità particolarmente significativa per i propri interessi.
Il pubblico del Salone
Uno degli aspetti più evidenti del Salone del Libro di Torino è la varietà del pubblico che ogni anno attraversa gli spazi del Lingotto Fiere. Il Salone riesce infatti a riunire persone molto diverse tra loro, accomunate dall’interesse per la cultura, la lettura e le nuove forme della divulgazione contemporanea.
Tra i corridoi dei padiglioni si incontrano scolaresche, professionisti del settore editoriale e giornalistico, appassionati di narrativa, famiglie con bambini, gruppi di amici, adolescenti, ma anche visitatori che scelgono di vivere l’esperienza da soli, seguendo i propri interessi personali tra stand, incontri e laboratori.
C’è chi partecipa per assistere agli incontri con i grandi autori e divulgatori, chi cerca nuovi libri o piccole realtà editoriali indipendenti, chi è interessato ai fumetti, ai videogiochi, ai podcast o alla cultura pop, e chi invece sceglie i laboratori e le attività pratiche dedicate alla scrittura, al disegno o alla lettura.
Anche gli spazi del Lingotto sono organizzati in modo da rendere l’esperienza il più possibile inclusiva: aree dedicate alle famiglie, zone di ristoro e relax, spazi per attività educative e laboratoriali contribuiscono a creare un ambiente in cui ogni visitatore possa sentirsi accolto e vivere il Salone secondo i propri tempi e le proprie passioni.
Conclusione
L’affluenza registrata durante le cinque giornate del Salone del Libro di Torino è stata particolarmente elevata, soprattutto nel fine settimana. Il sabato, in particolare, gli spazi del Lingotto Fiere hanno accolto un numero tale di visitatori da rendere, in alcuni momenti, persino difficile muoversi tra i padiglioni e le aree dedicate agli incontri.
Proprio questa partecipazione così ampia sembra però confermare la capacità del Salone di continuare a rappresentare un punto di riferimento culturale importante. Quando viene costruito uno spazio capace di offrire esperienze differenti e accessibili a pubblici molto diversi tra loro, le persone rispondono con entusiasmo, scegliendo di investire tempo, energie e spesso anche denaro pur di partecipare agli eventi che sentono più vicini ai propri interessi.
Molti visitatori affrontano lunghe attese per assistere agli incontri più richiesti, partecipano a giornate intere tra stand e conferenze e percorrono per ore i corridoi del Salone. È una stanchezza inevitabile, ma che sembra essere vissuta come parte stessa dell’esperienza: il desiderio di incontrare autori, divulgatori, artisti o personalità della cultura contemporanea trasforma infatti la fatica in un momento condiviso e significativo.
In un’epoca in cui gran parte della cultura passa attraverso strumenti digitali, podcast, social network e contenuti online, il Salone continua a dimostrare quanto sia ancora forte il bisogno di esperienze culturali vissute fisicamente dentro spazi collettivi e partecipati. Più che una semplice manifestazione editoriale, il Salone del Libro si conferma così come un luogo di incontro umano, capace di mettere in relazione interessi, passioni e linguaggi diversi all’interno di una stessa esperienza culturale condivisa.

5 Responses
Veramente efficace e completo, tanti complimenti 👍👏
articolo ben fatto
Ci fa piacere che ti sia piaciuto
Articolo interessantissimo brava l’autrice … sono stata al salone del ibro per fare una presentazione di una collana di fiabe e leggere questo articolo mi ha restituito l’atmosfera sentita.
Ma la cosa che mi fa riflettere maggiormente è dedicata alle conclusioni, quando Casella scrive ” Il Salone continua a dimostrare quanto sia ancora forte il bisogno di esperienze culturali vissute fisicamente dentro spazi collettivi e partecipati” che in questa era dove il concetto di socializzazione va mutando ogni giorno sempre di più, questo tipo di esperienze lasciano la speranza della condivisione vera.
Complimenti all’autrice
Ti ringraziamo per i complimenti da tutto il team e ovviamente dall’autrice di questo articolo che sarà super felice di leggere un commento del genere