
A cura di Arianna Casella e Giulia Palladino
Da paesi fantasma a luoghi attrattivi. Un viaggio che parte dall’analisi del fenomeno dello spopolamento fino al riconoscimento del loro potenziale naturalistico, alla scoperta di alcuni tra i borghi abbandonati più affascinanti d’Italia.
Introduzione
Una strada polverosa attraversa case abbandonate, mentre il vento si infila tra finestre aperte e porte socchiuse. In questi luoghi sembra che la vita si sia fermata all’improvviso, lasciando intatti i segni di ciò che è stato. Sono i cosiddetti paesi fantasma, luoghi che continuano a esistere fisicamente ma che hanno perso la loro comunità.
Non si tratta di un fenomeno solo italiano. In diverse parti del mondo esistono città e villaggi completamente abbandonati, nati spesso da cicli economici improvvisi o da eventi traumatici. Comprendere questo scenario globale aiuta a leggere meglio ciò che è accaduto anche nel territorio italiano, dove il fenomeno ha assunto caratteristiche proprie e profondamente radicate nella storia sociale e geografica del Paese.
Un fenomeno sospeso tra quotidiano e leggende
I paesi fantasma sono luoghi che hanno perso, nel tempo, la loro comunità originaria fino a svuotarsi quasi completamente. Non hanno nulla di soprannaturale: sono insediamenti reali che oggi appaiono sospesi, dove la presenza umana è scomparsa ma le tracce della vita quotidiana restano ancora visibili. Camminare tra le loro strade produce spesso un senso di straniamento. Case, chiese, scuole e piazze conservano la loro forma, ma non più la loro funzione. È proprio questa distanza tra ciò che si vede e ciò che manca a rendere questi luoghi così particolari.
Questo fenomeno, spesso, nasconde un paradosso: i borghi abbandonati rappresentano il rovescio di una medaglia che risplende grazie alle città d’arte, alle realtà industriali e ai borghi pittoreschi che sembrano immortali.
Che siano di origine antichissima o “progettati” da zero in tempi recenti, di questi paesi oggi restano echi di conversazioni lontane, di risate e condivisione, impressi nella pietra abbandonata come spiriti custodi di un passato che sbiadisce. Col tempo, ciò che era un centro abitato diventa così una sorta di archivio a cielo aperto, dove il paesaggio conserva la memoria delle persone che lo hanno abitato.
Il censimento di un’Italia che scompare
Secondo i dati ISTAT, l’Italia conta più di 1.000 tra città e paesi completamente disabitati. Ma se si considerano alpeggi, stazzi e piccoli agglomerati, ecco che il numero sale vertiginosamente sino a sfiorare le 6.000 unità.
Il fenomeno dello spopolamento segue tempi e modalità differenti a seconda del luogo o del caso. Alcuni borghi muoiono in fretta a causa di calamità naturali estreme come terremoti, frane o alluvioni. Altri, invece, si spengono lentamente seguendo processi più graduali: il naturale avvicendarsi delle generazioni, la mancanza di lavoro, l’isolamento geografico e la migrazione verso le grandi città industriali.
Come si evince, il fenomeno dello spopolamento è tanto diffuso quanto complesso, in cui le vicende umane in intrecciano alla geografia, alla fragilità del territorio e ai grandi movimenti migratori del Novecento.
Un esempio internazionale: Bodie
Per comprendere davvero la portata del fenomeno dei paesi fantasma, può essere utile allargare lo sguardo oltre i confini italiani. In molte parti del mondo esistono luoghi che hanno seguito dinamiche simili, ma spesso su scala ancora più evidente, dove la nascita e la scomparsa di una comunità sono avvenute nel giro di pochi decenni.
È il caso di Bodie, in California, una delle testimonianze più emblematiche di questo processo.
Nata durante la corsa all’oro dell’Ottocento, Bodie conobbe una crescita rapidissima. Minatori, commercianti e famiglie si riversarono nella zona, trasformando in poco tempo un insediamento isolato in una città viva e pulsante. Ma la sua prosperità era legata a una risorsa fragile.
Quando le miniere iniziarono a esaurirsi, la popolazione diminuì fino a lasciare il centro quasi completamente deserto. Le case vennero chiuse, le attività cessarono e le strade si svuotarono progressivamente.
Oggi Bodie è conservata come un parco storico, un luogo sospeso nel tempo che permette di osservare da vicino la fragilità dei centri abitati legati a un’unica risorsa economica. Le sue strade vuote raccontano una storia precisa: quella di una crescita rapida e di un altrettanto rapido declino.
La situazione italiana tra leggende e nuove opportunità
Laddove un tempo, spesso neanche troppo lontano, c’era vita e proiezione verso il futuro, oggi ci sono rovine. Ogni edificio abbandonato conserva tracce di vite quotidiane: lavoro, relazioni, comunità. La natura rigogliosa prende il sopravvento sulle tradizioni, sui ricordi e sulle azioni quotidiane.
In alcuni casi, tuttavia, la lungimiranza prevale sull’abbandono: progetti di messa in sicurezza, set cinematografici, musei a cielo aperto, luoghi di incontro e di sperimentazione artistica. I borghi rinascono e vivono una seconda vita.
Ecco, di seguito, una piccola panoramica di alcuni paesi fantasma al centro di racconti e storie mai dimenticate.
Craco, il più famoso paese abbandonato d’Italia. Il borgo rurale di Craco, in provincia di Matera, è oggi conosciuto come set cinematografico, scelto da diversi registi per le loro produzioni.
È la recente rinascita di un paese dalle antichissime origini: il territorio fu antropizzato già nell’VIII secolo a.C., quando gruppi di coloni greci vi si rifugiarono per isolarsi dalle epidemie di malaria diffuse nella zona. Divenuto importante centro urbano durante il periodo bizantino, conobbe il momento di massimo sviluppo dal XII secolo in poi e soprattutto sotto il dominio di Federico II, che lo trasformò in centro militare.
La vita del borgo cessò bruscamente nel 1963, a causa di una vasta frana che interessò parte dell’abitato e costrinse la popolazione a spostarsi altrove. L’abbandono forzato e improvviso trasformò il borgo in un paese fantasma, che oggi rivive parzialmente grazie a percorsi di visita organizzati dal comune.
Monterano, dalla decadenza alla rinascita cinematografica. In provincia di Roma sorge l’antico borgo fortificato di Monterano, fondato tra il V e il IV secolo a.C. e del quale, oggi, si conservano solo ruderi. Il primo insediamento nella zona è datato all’età del bronzo, tuttavia il vero e florido centro urbano comparve in periodo etrusco. Come tanti altri borghi della zona, Monterano sorge su un’altura tufacea, facile da proteggere in caso di assalti esterni.
Sul tramontare del Settecento, Monterano perse importanza e venne lentamente abbandonato: dapprima a causa dei saccheggi da parte delle truppe francesi, successivamente per la malaria che decimò la popolazione.
Grazie alla scelta del luogo da parte di alcuni registi come set cinematografico, il paese rivive grazie all’arte e alla cultura. È possibile percorrerne alcuni sentieri e ammirare l’acquedotto, recentemente restaurato, e l’antico castello.
Civita di Bagnoregio, la città che muore. È chiamata “la città che muore”, ma non è mai morta veramente. Civita di Bagnoregio non è mai stata abbandonata del tutto, ma vive un lento spopolamento causato dalla fragilità del territorio su cui sorge. A dispetto delle difficoltà ambientali, il borgo è visitato quotidianamente da migliaia di turisti che, pur indirettamente, permettono la sua sopravvivenza.
Civita di Bagnoregio ha origini millenarie: fondato dagli etruschi e poi riutilizzato dai romani, il borgo conserva la sua struttura originaria, nonostante la posizione in cima a uno sperone tufaceo abbia da sempre minacciato la sua esistenza. La frana che da secoli interessa lo sperone, infatti, porta via poco a poco pezzi della cittadina, insieme a frammenti di vita e di storia.
Bussana Vecchia, il villaggio degli artisti. Bussana Vecchia è una frazione collinare di Sanremo, in Liguria. Fondato in epoca romana, ebbe un forte incremento demografico a partire dal XV secolo. La popolazione era prevalentemente rurale e viveva di agricoltura con coltivazione di olivi e agrumi.
A dispetto della vita all’insegna dei ritmi naturali, a partire dall’Ottocento si verificarono alcuni eventi sismici che misero in allarme la popolazione, costringendola a rinforzare le abitazioni. La vita del paese si interruppe nel 1887, quando una violenta scossa di terremoto provocò molte vittime e ingenti danni.
Dopo un lungo periodo di abbandono, il paese venne ripopolato da diversi artisti, i quali videro nelle rovine la fonte di ispirazione per le proprie opere, diventando così un centro di sperimentazione e produzione artistica.
Buonanotte, la tremenda storia dietro a un nome soave. Tra le colline abruzzesi sorge il borgo castellare di Buonanotte, dal nome tanto evocativo quanto controverso.
Fondato nel XII secolo, originariamente pare rispondesse al nome di Malanotte. Una leggenda narra che l’origine del nome derivi dall’esito negativo di una guerra locale: gli abitanti del borgo di Malanotte, sconfitti, dovettero affrontare l’umiliazione più grande, in quanto il prezzo da pagare pare fosse la cessione, per una notte, delle proprie mogli ai vincitori.
Consonno, la “Las Vegas” della Brianza. Consonno, adagiata sul Monte Brianza in Lombardia, è l’emblema del modernismo e del fallimento di un’opportunità.
L’antico borgo rurale, spopolatosi naturalmente all’inizio del XX secolo, venne interamente venduto al Conte Bagno negli anni Sessanta. Il Conte decise di trasformarlo nella sua Las Vegas personale. Al posto delle antiche abitazioni, finanziò la costruzione di edifici eclettici che prendevano spunto da varie località del mondo, accostando stili e destinazioni d’uso differenti.
La fortuna di questo progetto si protrasse fino alla metà degli anni Settanta, quando il borgo venne completamente isolato a causa di una frana.
Il valore dei paesi fantasma e le riflessioni sul futuro
Il breve viaggio nei paesi fantasma che l’articolo propone non è altro che un rapido affaccio su una realtà estremamente complessa e sfaccettata. Osservarli significa leggere il passato attraverso i suoi spazi. E in quel silenzio, apparentemente vuoto, si conserva ancora una parte viva della storia italiana.
Se da un lato i sentimenti spingono a desiderare il recupero dei borghi abbandonati in quanto culle delle comunità e radici della nostra esistenza, dall’altro la riflessione tocca questioni più pratiche. La nostra Carta Costituzionale riconosce il ruolo rilevante delle realtà svantaggiate e promuove tutte le misure da mettere in atto per rimuovere ogni eventuale squilibrio economico e sociale. L’impegno locale è importante, ma non basta: servono iniziative strategiche strutturali e strutturate per mitigare l’emarginazione territoriale. E salvare, in questo modo, il nostro passato dall’inevitabile oblio.
Fonti e link utili:
- UNESCO: https://www.unesco.org
- https://www.isprambiente.gov.it/it/progetti/cartella-progetti-in-corso/suolo-e-territorio-1/progetto-ghost-cities-2013-i-paesi-fantasma
- https://www.istat.it/wp-content/uploads/2025/09/01-SLIDE-AMATO-VALENTINO.pdf
- ISTAT – Aree interne e spopolamento: https://www.istat.it
- Borghi Autentici d’Italia: https://www.borghiautenticiditalia.it
- https://www.paesifantasma.it/Paesi/italia.html
Immagini utilizzate: immagine generata con intelligenza artificiale
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3 Responses
molto curato e preciso nei dettagli
Nel silenzio e nell’ascolto, questo articolo con nostalgia sente un tempo trascorso dove solo l’immaginazione e il genius loci riporta l’eco di voci lontane.
Brave le autrici
Brave…racconto molto affascinante e interessante che ci spinge a ritrovare e vivere anche se per una visita saltuaria questi luoghi